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venerdì 29 giugno 2018

Perle di saggezza


Oggi voglio parlarvi delle perle e delle ostriche.
Una perla si forma quando corpi estramei, come parassiti, pezzi di conchiglia, giudizi e consigli non richiesti, si introducono nella cavità del bivalve. Questi corpi estranei vengono ricoperti da strati successivi di madreperla allo scopo di difendere i tessuti da una sicura irritazione. Dall'accumulo dei suddetti strati, poi, come per magia si  generano questi particolari oggetti preziosi: le perle.
Vedete? Ancora una volta, la natura ha tutte le risposte. Bisogna sempre catalizzare gli eventi negativi che influenzano la nostra vita. Bisogna cercare di rendere splendido ciò che invece tenta di demolirci.
Così, proprio come recitava quell'antico adagio: "ciò che non mi uccide, me la suca".

giovedì 12 aprile 2018

Se nasci minchia, non puoi morire stella


Le oloturie, dette anche minchie di mare, sono della stessa famiglia delle stelle marine. Lo direste mai che sono parenti? Che appartengono alla stessa famiglia? Le prime viscide e disgustose, le seconde tenere e graziose illuminano gli abissi. Ebbene, ancora una volta la natura conserva tutte le risposte, come recitava un vecchio adagio: sei sei una stella splenderai, se sei una minchia striscerai.
Dipende tutto da noi il nostro destino, perché in fondo un oloturia è solo una stella marina che non ce l'ha fatta.

venerdì 23 marzo 2018

"Scusi, ha visto Padre Pio?"

Mi trovo in Sicilia per qualche giorno, giusto il tempo di prender due chili e ritornare a Torino coi jeans sbottonati.
La convivenza con mia madre procede bene, nessuno si è fatto male. Almeno fino a ieri pomeriggio, quando abbiamo avuto un piccolo battibecco. Il motivo è che lei si è convinta del mio ateismo e per scongiurarmi l'inferno, mentre faccio qualche battuta delle mie, si rivolge al set completo di suppellettili  di Padre Pio con cui ha arredato casa.
"Padre Pio, perdonala, non sa quello che dice", borbotta con tono da estrema unzione, mentre le spiego le mie convinzioni.
Di solito, in questi casi faccio finta di niente, ma questa volta ero in vena polemica e son partita con la mia solita ordinata filippica: lo sfruttamento delle  immagini sacre, la simonia,l'odio che lo stesso P.P. provava per la speculazione ecclesiastica, il paganesimo che nulla ha a che vedere con Dio.
Ad un certo punto, presa dalla concitazione e all'acme della frustrazione, stacco uno dei suoi quadretti cinesi stampa-su-sughero, con l'effige del santo, e teatralmente apro la porta che da sul balcone e lo lancio dal terzo piano, pronunciando: "ecco che me ne faccio della religione, toh, ciao Pio!"
Il quadretto ha beccato in testa un tizio su uno scooter che avrà pensato ad un segno divino, mentre mia madre incredula stava per svenire in time-lapse. 
Attimo di silenzio. Comincio a sentir serpeggiare dentro me qualcosa di simile al senso di colpa. 
Va bene,forse  ho esagerato, mi dico. Lei mi guarda indispettita.
- "Adesso, tu, scendi e mi vai a cercare il quadretto"
-"No", secco.
Dopo una serie di telopuoiscordare, ovviamente prendo le chiavi di casa ed esco. Piove che Dio la manda.
Guardo un po' ovunque e non lo trovo, fin quando si avvicina il troglodita del punto SNAI sotto casa che mi chiede se ho bisogno d'aiuto:
"Si, grazie, ha mica visto volare un Padre Pio?"
"No signora, oggi non si è visto nessuno"



mercoledì 13 dicembre 2017

Santa Lucia, protettrice delle arancine

A Palermo comprare il pane nel giorno di Santa Lucia é reato.
Quando ero piccola ricordo che l'idea di non poter mangiare prodotti da forno e la pasta mi ossessionava a tal punto che una volta, dopo aver chiesto per la centesima volta a mia madre "perché perché, perché ma', non posso mangiare il pane e nemmeno il pancarrè e nemmeno la girella perché!!!?", mentre panava la 150esima palla di riso, senza neanche guardarmi, mi rispose: "Perché se non mangi le arancine, diventi cieca come Santa Lucia".
L'immagine dei miei occhi strappati e serviti su un piattino d'argento, turbò il mio sonno per molti anni. Ciò che ne dedussi fu che più mangiavo arancine meglio avrei visto. Divennero un sostituto delle carote. In effetti ci vedo benissimo.

sabato 18 novembre 2017

Il cervello di Riina al museo Lombroso



La procura di Palermo rende noto che il cervello di Toto Riina verrà espiantato da un' équipe di geometri per essere spedito al museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso". Il reperto verrà conservato sottaceto, all'interno di un barattolo quattro stagioni offerto dalla Bormioli.
Sulla teca, che già conserva sotto forma aldeide peni affetti da sifilide, verrà inciso su una piccola targa bronzea: "Qui è conservato il cervello del più grande pezzo di merda della storia".
Inoltre, la procura fa sapere che il resto del corpo verrà consegnato al frigomacello di Bolzano, per essere smaltito secondo gli standard più appropriati ai rifiuti organici.



Fonte: sarebbebello.it

giovedì 31 agosto 2017

Stupro? Se la donna si bagna, le piace


Nell'Anno Domini 1781, quando ero ancora studentessa all'università di Giurisprudenza a Palermo, c'era la possibilità di aggiungere due materie "a scelta" nel proprio piano di studi, visto che già 32 esami non bastavano. Inserii gli insegnamenti di criminologia e antropologia criminale (più medicina legale delle assicurazioni). Allora ero una giovine ricca di speranza e ideali, non avevo ancora maturato il senso di disgusto e rassegnazione nei confronti dell'umanità. Le lezioni di antropologia criminale erano tenute da un collaboratore dell' illustre professor Taldeitali, medico legale che già allora aveva 106 anni. Godeva nel mostrarci le diapositive delle sedute autoptiche effettuate da lui.
L'assistente, che per comodità chiamerò dott.Facocero, era un ricercatore sulla quarantina e sul centinaio di chili.
Il dott. Facocero ebbe il compito di tenere le lezioni sulle devianze sessuali. Chiaramente il corollario immediato dell'argomento fu: la violenza sulle donne e gli aspetti psicologici relativi all' imputabilità e al consenso della vittima.
Dopo una premessa generale sull'identikit del violentatore-tipo e tutta una serie di considerazioni alla Salvo Sottile, affermò:
"Perchè la donna, è stato scientificamente dimostrato da autorevole dottrina, ci sono dati alla mano, per quanto riguarda il consenso... che se c'è lubrificazione vaginale, allora non può considerarsi reato, perchè la donna se si oppone non si lubrifica e quindi non può esserci atto sessuale. Nè quindi può parlarsi di stupro, nè di imputabilità perché vuol dire che prova godimento e quindi acconsente".
Nel frattempo i miei colleghi prendevano appunti come deliziosi scolaretti da libro Cuore. Mi girai verso la classe sperando di incrociare lo sguardo di qualcuno, per sentire il conforto di un "ma l'hai sentita 'sta colossale minchiata?". Valutai che gran parte dell'aula era abitata da maschietti. Mi salì il sangue alla testa e mi si gonfiò la vena temporale. Educatamente alzai la mano per fare un intervento, richiamandomi a tutta la calma rimasta: "Scusi, dottor Facocero, credo di non aver capito bene. Ma le posso garantire che la lubrificazione, in quel caso,  è una questione meccanica, non si può in base ad un fatto fisiologico... un po' come la lacrimazione. Mi spiego: se io ora le infilo un dito nell'occhio, lei lacrima, ma non credo sia d'accordo e le piaccia. Non la trova un po' azzardata come teoria?“
Mi invitò ad abbandonare l'aula dopo un monologo manieristico alla quoque tu putrida matricola.

Uscì dall'aula in silenzio. La sessione successiva ripiegai su Diritto Agrario.
A quel punto preferii specializzarmi in mezzadria e usucapione di sciami d'api.


martedì 27 giugno 2017

#Aneddoti familiari: mia madre


Qualche anno fa possedevo una vecchia Opel Agila.
Era un bidone con le ruote. Pensate che avevo fissato gli specchietti retrovisori con delle viti. Spesso mi lasciava a piedi, ma questo passava il convento. 
Una volta accompagnai mia madre a comprare del cotone per l'uncinetto e sulla strada del ritorno accadde l'inevitabile: la macchina morì improvvisamente nel mezzo di un incrocio in pieno centro a Palermo. Ovviamente era l'ora di punta. Non potevamo scendere dalla macchina perché c'avrebbero falciate. Cercavo di attirare le attenzioni di qualche altro automobilista che ci superava a suon di "unni ta pigghiasti a patienti" e "unnuviri ca iè virdi". Disperata chiedevo aiuto dall'abitacolo per spostare la macchina a spinta (oltre a reagire alle parolacce in modalità scaricatore di porto). 
Ad un certo punto, mi giro verso mia madre in cerca di sostegno. Era stata troppo silenziosa fino a quel momento, il che destava sospetti. Infatti mi giro verso il lato passeggero e mi accorgo che stava lavorando all'uncinetto. Ebbene sì, fermi all'incrocio dei quattro Canti di città, con la gente che ci bestemmiava addosso, ed io che mi agitavo come una tarantola, lei con ingenuità da terza elementare mi dice : "volevo vedere come risultava il colore, che al sole si vede meglio. E poi che posso fare io". Rideva e non smetteva di fare catenelle. Mi sembrava un incubo, poi venne a salvarmi mia zia. Dalla galera.