venerdì 11 ottobre 2019

Corso di Laurea per diventare Influencer



Quando dovetti iscrivermi all'università, mio padre, buonanima pragmatica si mise accanto a me sul divano e mi disse: vorrai mica fare Lettere per rimanere disoccupata?
Naturalmente era proprio lettere che volevo fare, ma poi devo aver preso una botta in testa e scelsi Giurisprudenza. Ma questa è un'altra storia.
Oggi l'offerta formativa è varia, anzi variegata. Con le università telematiche poi abbiamo raggiunto l'acme.
In questi giorni E-Campus , e vi risparmio il mio parere sull'università telematica (la mia laurea non vale quanto la tua), offre un bella triennale per diventare Influencer. La retta è 3900 Euro annui e ci sono già moltissime iscrizioni.
Sul sito dell' ateneo on-line è già presente un'introduzione all'offerta formativa...
"L'offerta didattica per diventare Influencer e altri animali fantastici è suddivisa in aree tematiche. I docenti cercheranno di far acquisire agli iscritti, la consapevolezza del pollice opponibile e le competenze necessarie all'acquisizione di follower al fine di prenderli per il culo senza che se ne accorgano.
Il piano di studi è un seminterrato e comprende:
- Didattica del selfie
- Storia della cocaina
- Tecniche di estorsione del pranzo/cena pagando con la visibilità e corsa campestre. Per questo insegnamento è previsto un tirocinio curriculare nell'ottica studio-lavoro.
-Attività all'aperto: pascolo.
- Know How sull'indossare autentici vestiti di merda facendoli sembrare fighi.
-Tecniche di fotografia del cibo per farlo sembrare buono e fare ingrassare il cane al posto tuo.
Gli studenti durante le ore di lezione verrano seguiti da una equipe di psichiatri che li aiuteranno a superare conflitti edipei, deliri di onnipotenza, conflitto tette/coppa di champagne, dimensioni pene/automobile e l'insufficienza della quantità di botte che non hai preso da piccolo."
Sembrerebbe una trovata pubblicitaria, invece è reale e sarebbe stato meglio come un indirizzo di Zoologia, non di scienze della Comunicazione. E per dirla alla Ennio Flaiano: oggi anche il cretino è specializzato.

fonte: e-campus-santus

martedì 24 settembre 2019

Seggiolini assassini




Ancora un bambino di 2 anni dimenticato in auto dal genitore. Morto d’asfissia per essere rimasto cinque ore inscatolato nell’utilitaria. Fosse rimasto il cellulare in macchina, sarebbe tornato indietro.
Ennesima tragedia che lascia sgomenti, perplessi, scioccati.

I peggiori? Gli empatici del “potrebbe accadere a chiunque”.

Vero, potrebbe accadere, ma la condanna dovrebbe essere qualcosa di simile ai trentatré canti dell’Inferno più il proemio in eurovisione recitato da padre Amorth, un' auto da fè senza perdono e non la proposta di un seggiolino che squilli al sentor di disgrazia.

Questa società stressante ci impone ritmi psichedelici, le ore della giornata sono puzzle di Esher da 24 mila pezzi e spesso quando scrollo la tovaglia dalla finestra ( e lo so che non si fa) lancio il telecomando. Ho decimato interi servizi di posate così, di uno mi son rimaste solo le forchettine per la torta. Un’altra volta ho dimenticato la pentola a pressione sul fornello e sono uscita, potevo far fuori l’intero condominio con una minestra di lenticchie. Quando sono rincasata ho subito pensato al titolo in prima pagina "Legumi assassini, tutta colpa delle lenticchie rosse"

Ci vorrebbe una legge che mi ricordasse di non lanciare le posate dal balcone e una che mi dicesse di spegnere il fuoco prima di uscire. Ci vorrebbe una legge per salvaguardare il pranzo e la cena, l'obbligo di acquistare un forno a microonde in grado di chiamarti al cellulare quando sente puzza di bruciato:

-"Ehi stronza torna a casa, la sbobba sta bruciando insieme alla tua casa"

L'obbligo di un dispositivo antiabbandono qualificato, in conformità di una legge a tutela della dimenticanza, una norma generale e astratta per chi lascia le pentole sul fuoco, le lenticchie a bruciare... e i figli, commissione da inserire nella nostra frenetica agenda giornaliera colma di priorità.












mercoledì 18 settembre 2019

Poteri forti

Quando sento parlare di poteri forti mi viene in mente (oltre alla puzza della compostiera) quella volta in cui mia nonna inseguiva mio fratello intorno al tavolo brandendo il cucchiaio di legno e minacciando squartamenti tripli carpiati. Appena gli fu abbastanza vicina lo colpì col mestolo fradicio che gli si spezzò sulla schiena. Mio fratello allora si mise a ridere come una scimmia e così, incazzata al quadrato, si tolse la ciabatta e gliela tiró dietro. 
Lo prese, era soddisfatta, si asciugò le mani sul grembiule.
Ecco, questo è quello a cui penso quando sento parlare di "poteri forti".

venerdì 31 maggio 2019

Pedagogia greca



In questo vaso da nozze del 360 a.C potete ammirare Afrodite che esprime tutta la sua materna pazienza danese nei confronti del figlio Eros. Il lancio della tappina (ciabatta) come sistema educativo, quindi, affonda le sue radici nella pedagogia dell'antica Grecia.
In sostanza mia nonna, con la sua sesta elementare, era una pedagòga greca e non lo sapeva.

"T'ha 'nsignari a rucazione, u' capisti?"
(Epicarmo da Siracusa)
/You must teach yourself the education, understand? (Epicarm from Syracuse)/

lunedì 4 febbraio 2019

Madre Balboa


Qualche giorno fa, mia madre, giovane settantasettenne, ha pensato bene di tentare il suicidio per pulire i pensili della cucina.
In sostanza, mentre sgrassava le ante più in alto cantando Claudio Villa, le si è aperta la scala in due, come Carla Fracci in spaccata. Risultato: si è appesa alla cappa sopra il piano cottura e se l'è tirata addosso sull'occhio destro. Quando lo vengo a sapere lei si trova già al pronto soccorso, mi mandano una foto in cui sembra abbia fatto a pugni, non le si vede nemmeno l'occhio. La chiamo immediatamente:
"Mamma cosa hai combinato?", la sgrido.
"Niente, mi sono fatta un occhio nero, sono caduta mentre facevo le pulizie, ma sto bene..", minimizza.
"Niente? Ma come fai a dire che stai bene che sembri Rocky Balboa!"
Lei comincia a sghignazzare, mentre io sono nervosissima a 1300 km di distanza, sento che sta per spararne una delle sue:
"Vero sembro Rocky! Infatti qui tutte le persone mi guardano e mi urlano: ADRIAAAANA"
Lei si mette a ridere, io pure.

giovedì 4 ottobre 2018

Il Pollosauro





Oggi voglio parlarvi di paleontologia e del ferocissimo Tirannosauro, uno dei carnivori terrestri più grossi di tutti i tempi. Alto più di dodici metri, cattivissimo, affamatissimo, cannibale e sessualmente confuso. Il terrore del Cretaceo, lo scassaminchia della Pangea. Un lucertolone, in parte piumato come una drag queen, che mangiava tutto quello che gli capitava sotto tiro: vivo e morto. Fu uno degli ultimi dinosauri prima dell'estinzione della specie. Anche se, in verità, più che di estinzione bisognerebbe parlare di evoluzione, in quanto è stato appurato che gli eredi di alcuni dinosauri sarebbero gli uccelli e soprattutto, secondo studi recentissimi, uno in particolare: il pollo. Ebbene sì, la gallina coccodè sta al tirannosauro rex esattamente come l'uomo sta alla scimmia. L' avo più antico del galletto Vallespluga in sostanza è il temutissimo rex. Dalle terre sconfinate ed arse, all'aia di nonno Amadori

Questo per dirvi che ancora una volta, la natura nasconde in sé tutte le risposte: quando vi trovate vessati da persone ambigue, che sbraitano prepotenti e viscide, che cercano in tutti i modi di mettervi in difficoltà, dovete riflettere sul fatto che stanno chiocciando per deporre ( leggi pure "cagare") un uovo gigante. Si estingueranno e sarete proprio voi a distribuirgli le briciole di pane duro. Ignoratele per il momento e armatevi di tutta la pazienza del creato, tanto il tempo vi aiuterà a servire la vostra vendetta su uno spiedo d'argento.

venerdì 29 giugno 2018

Perle di saggezza




Oggi voglio parlarvi delle perle e delle ostriche.

Una perla si forma quando corpi estramei, come parassiti, pezzi di conchiglia, giudizi e consigli non richiesti, si introducono nella cavità del bivalve. Questi corpi estranei vengono ricoperti da strati successivi di madreperla allo scopo di difendere i tessuti da una sicura irritazione. Dall'accumulo dei suddetti strati, poi, come per magia si generano questi particolari oggetti preziosi: le perle.

Vedete? Ancora una volta, la natura ha tutte le risposte. Bisogna sempre catalizzare gli eventi negativi che influenzano la nostra vita. Bisogna cercare di rendere splendido ciò che invece tenta di demolirci.

Così, proprio come recitava quell'antico adagio: "ciò che non mi uccide, me la suca".

giovedì 12 aprile 2018

Se nasci minchia, non puoi morire stella


Le oloturie, dette anche minchie di mare, sono della stessa famiglia delle stelle marine. Lo direste mai che sono parenti? Che appartengono alla stessa famiglia? Le prime viscide e disgustose, le seconde tenere e graziose illuminano gli abissi. Ebbene, ancora una volta la natura conserva tutte le risposte, come recitava un vecchio adagio: sei sei una stella splenderai, se sei una minchia striscerai.
Dipende tutto da noi il nostro destino, perché in fondo un oloturia è solo una stella marina che non ce l'ha fatta.

venerdì 23 marzo 2018

"Scusi, ha visto Padre Pio?"

Mi trovo in Sicilia per qualche giorno, giusto il tempo di prender due chili e ritornare a Torino coi jeans sbottonati.
La convivenza con mia madre procede bene, nessuno si è fatto male. Almeno fino a ieri pomeriggio, quando abbiamo avuto un piccolo battibecco. Il motivo è che lei si è convinta del mio ateismo e per scongiurarmi l'inferno, mentre faccio qualche battuta delle mie, si rivolge al set completo di suppellettili  di Padre Pio con cui ha arredato casa.
"Padre Pio, perdonala, non sa quello che dice", borbotta con tono da estrema unzione, mentre le spiego le mie convinzioni.
Di solito, in questi casi faccio finta di niente, ma questa volta ero in vena polemica e son partita con la mia solita ordinata filippica: lo sfruttamento delle  immagini sacre, la simonia,l'odio che lo stesso P.P. provava per la speculazione ecclesiastica, il paganesimo che nulla ha a che vedere con Dio.
Ad un certo punto, presa dalla concitazione e all'acme della frustrazione, stacco uno dei suoi quadretti cinesi stampa-su-sughero, con l'effige del santo, e teatralmente apro la porta che da sul balcone e lo lancio dal terzo piano, pronunciando: "ecco che me ne faccio della religione, toh, ciao Pio!"
Il quadretto ha beccato in testa un tizio su uno scooter che avrà pensato ad un segno divino, mentre mia madre incredula stava per svenire in time-lapse. 
Attimo di silenzio. Comincio a sentir serpeggiare dentro me qualcosa di simile al senso di colpa. 
Va bene,forse  ho esagerato, mi dico. Lei mi guarda indispettita.
- "Adesso, tu, scendi e mi vai a cercare il quadretto"
-"No", secco.
Dopo una serie di telopuoiscordare, ovviamente prendo le chiavi di casa ed esco. Piove che Dio la manda.
Guardo un po' ovunque e non lo trovo, fin quando si avvicina il troglodita del punto SNAI sotto casa che mi chiede se ho bisogno d'aiuto:
"Si, grazie, ha mica visto volare un Padre Pio?"
"No signora, oggi non si è visto nessuno"



mercoledì 13 dicembre 2017

Santa Lucia, protettrice delle arancine

A Palermo comprare il pane nel giorno di Santa Lucia é reato.
Quando ero piccola ricordo che l'idea di non poter mangiare prodotti da forno e la pasta mi ossessionava a tal punto che una volta, dopo aver chiesto per la centesima volta a mia madre "perché perché, perché ma', non posso mangiare il pane e nemmeno il pancarrè e nemmeno la girella perché!!!?", mentre panava la 150esima palla di riso, senza neanche guardarmi, mi rispose: "Perché se non mangi le arancine, diventi cieca come Santa Lucia".
L'immagine dei miei occhi strappati e serviti su un piattino d'argento, turbò il mio sonno per molti anni. Ciò che ne dedussi fu che più mangiavo arancine meglio avrei visto. Divennero un sostituto delle carote. In effetti ci vedo benissimo.

sabato 18 novembre 2017

Il cervello di Riina al museo Lombroso



La procura di Palermo rende noto che il cervello di Toto Riina verrà espiantato da un' équipe di geometri per essere spedito al museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso". Il reperto verrà conservato sottaceto, all'interno di un barattolo quattro stagioni offerto dalla Bormioli.
Sulla teca, che già conserva sotto forma aldeide peni affetti da sifilide, verrà inciso su una piccola targa bronzea: "Qui è conservato il cervello del più grande pezzo di merda della storia".
Inoltre, la procura fa sapere che il resto del corpo verrà consegnato al frigomacello di Bolzano, per essere smaltito secondo gli standard più appropriati ai rifiuti organici.



Fonte: sarebbebello.it

giovedì 31 agosto 2017

Stupro? Se la donna si bagna, le piace


Nell'Anno Domini 1781, quando ero ancora studentessa all'università di Giurisprudenza a Palermo, c'era la possibilità di aggiungere due materie "a scelta" nel proprio piano di studi, visto che già 32 esami non bastavano. Inserii gli insegnamenti di criminologia e antropologia criminale (più medicina legale delle assicurazioni). Allora ero una giovine ricca di speranza e ideali, non avevo ancora maturato il senso di disgusto e rassegnazione nei confronti dell'umanità. Le lezioni di antropologia criminale erano tenute da un collaboratore dell' illustre professor Taldeitali, medico legale che già allora aveva 106 anni. Godeva nel mostrarci le diapositive delle sedute autoptiche effettuate da lui.
L'assistente, che per comodità chiamerò dott.Facocero, era un ricercatore sulla quarantina e sul centinaio di chili.
Il dott. Facocero ebbe il compito di tenere le lezioni sulle devianze sessuali. Chiaramente il corollario immediato dell'argomento fu: la violenza sulle donne e gli aspetti psicologici relativi all' imputabilità e al consenso della vittima.
Dopo una premessa generale sull'identikit del violentatore-tipo e tutta una serie di considerazioni alla Salvo Sottile, affermò:
"Perchè la donna, è stato scientificamente dimostrato da autorevole dottrina, ci sono dati alla mano, per quanto riguarda il consenso... che se c'è lubrificazione vaginale, allora non può considerarsi reato, perchè la donna se si oppone non si lubrifica e quindi non può esserci atto sessuale. Nè quindi può parlarsi di stupro, nè di imputabilità perché vuol dire che prova godimento e quindi acconsente".
Nel frattempo i miei colleghi prendevano appunti come deliziosi scolaretti da libro Cuore. Mi girai verso la classe sperando di incrociare lo sguardo di qualcuno, per sentire il conforto di un "ma l'hai sentita 'sta colossale minchiata?". Valutai che gran parte dell'aula era abitata da maschietti. Mi salì il sangue alla testa e mi si gonfiò la vena temporale. Educatamente alzai la mano per fare un intervento, richiamandomi a tutta la calma rimasta: "Scusi, dottor Facocero, credo di non aver capito bene. Ma le posso garantire che la lubrificazione, in quel caso,  è una questione meccanica, non si può in base ad un fatto fisiologico... un po' come la lacrimazione. Mi spiego: se io ora le infilo un dito nell'occhio, lei lacrima, ma non credo sia d'accordo e le piaccia. Non la trova un po' azzardata come teoria?“
Mi invitò ad abbandonare l'aula dopo un monologo manieristico alla quoque tu putrida matricola.

Uscì dall'aula in silenzio. La sessione successiva ripiegai su Diritto Agrario.
A quel punto preferii specializzarmi in mezzadria e usucapione di sciami d'api.


martedì 27 giugno 2017

#Aneddoti familiari: mia madre


Qualche anno fa possedevo una vecchia Opel Agila.
Era un bidone con le ruote. Pensate che avevo fissato gli specchietti retrovisori con delle viti. Spesso mi lasciava a piedi, ma questo passava il convento. 
Una volta accompagnai mia madre a comprare del cotone per l'uncinetto e sulla strada del ritorno accadde l'inevitabile: la macchina morì improvvisamente nel mezzo di un incrocio in pieno centro a Palermo. Ovviamente era l'ora di punta. Non potevamo scendere dalla macchina perché c'avrebbero falciate. Cercavo di attirare le attenzioni di qualche altro automobilista che ci superava a suon di "unni ta pigghiasti a patienti" e "unnuviri ca iè virdi". Disperata chiedevo aiuto dall'abitacolo per spostare la macchina a spinta (oltre a reagire alle parolacce in modalità scaricatore di porto). 
Ad un certo punto, mi giro verso mia madre in cerca di sostegno. Era stata troppo silenziosa fino a quel momento, il che destava sospetti. Infatti mi giro verso il lato passeggero e mi accorgo che stava lavorando all'uncinetto. Ebbene sì, fermi all'incrocio dei quattro Canti di città, con la gente che ci bestemmiava addosso, ed io che mi agitavo come una tarantola, lei con ingenuità da terza elementare mi dice : "volevo vedere come risultava il colore, che al sole si vede meglio. E poi che posso fare io". Rideva e non smetteva di fare catenelle. Mi sembrava un incubo, poi venne a salvarmi mia zia. Dalla galera.