sabato 15 giugno 2013

Gay-Pride a Palermo? Il sindaco è "fuori dal Comune"

Io non sono omofoba, ma proprio per niente. Ho sempre creduto nella libertà di "scegliersi" l'identità che si
preferisce ed ho sempre creduto che non sia una colpa o un affronto alla natura, se nasci imprigionato da un corpo che non senti tuo. Tuttavia trovo assurdo tutta questa spettacolarizzazione tipica di un pride.
Non voglio dire che si tratti di una carnevalata, ma non reputo sia il modo migliore per la lotta all'autodeterminazione.
Essendo eterosessuale, mi rendo conto che magari non mi è chiaro il movente emozionale di questo tipo di manifestazioni, ma sono convinta che in realtà queste forme di protesta conducano all'effetto opposto; in una sola parola: ghettizzazione. Un po' come quando per la "Festa della Donna" si incontrano nei locali donne  in balia della libera uscita, che per volersi sentire come "uomini" per una notte , magari andando agli spogliarelli, non fanno altro che travisare il messaggio dell'emancipazione.

In un momento storico così delicato, con un comune al collasso, con scioperi e proteste di cassa integrati e licenziati, mi pare sia davvero fuori luogo. Un finanziamento che potevamo veicolare a ben altro. Corsi di formazione magari, così per buttarla lì, per far lavorare qualcuno e consentirgli una boccata d'aria per queste vacanze estive.
La Boldrini, la Idem sono venute a Palermo per il cerimoniale d'apertura e rifletto su tutte le volte in cui le cariche istituzionali non sono state presenti nel territorio, potrei scrivere un'enciclopedia sull'assenteismo statale in Sicilia.Per esempio, qualche mese fa, in una zona periferica della città, è caduta una palazzina intera, decine di famiglie hanno perso tutto: la casa, i ricordi, la dignità;tutt'ora vivono in albergo e nessuno si è fatto vivo. L'emergenza alla dignità umana avrebbe bisogno di un "pride".
Le volontà dell'amministrazione comunale mi lasciano sempre più perplessa, ma d'altronde le scelte impopolari sono il leit-motiv di questo sindaco che è proprio "fuori dal Comune" e dentro la trappola delle promesse elettorali.