lunedì 17 giugno 2013

Turchia, facciamo il punto della situazione. Il punto esclamativo

Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan nel 1998 fu arrestato, giudicato colpevole per incitamento
all'odio, e incarcerato per aver declamato pubblicamente i versi del poeta Ziya Gökalp:
"Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette ed i fedeli i nostri soldati... "
Sindaco di Istanbul, è conosciuto per le sue politiche islamico-conservatrici e per aver intrattenuto in 20 anni, buoni rapporti con l'UE.  Lui stesso nel 2008 si fece promotore per la Turchia per il suo ingresso nella CE, ma  grazie all'opposizione della Germania e della Francia- forse l'unica cosa buona che hanno fatto dalla fondazione di Roma- questa "annessione" non andò in porto. Il motivo di tale opposizione ad oggi, più che mai, è chiarissimo.
Quando nel 2008 sentivo parlare dell'ipotetico ingresso della Turchia nell'Unione, io mi sentivo male. La prima volta che lessi da un' agenzia la notizia , come prima cosa pensai: mamma li turchi!
La Turchia è sorta dalle ceneri dell'Impero ottomano nel 1923, e nonostante si tratti di una Repubblica Parlamentare le sue istituzioni sono tuttavia fortemente condizionate dalle forze armate, il cui ruolo politico è stato fissato nella Costituzione da Atatürk e ribadito nell'ultima Costituzione del 1982. Le forze armate costituiscono proprio un organo a cui deve rispondere l'esecutivo detto "Consiglio di sicurezza nazionale" composto da tre membri nominati dalle forze militari con funzioni consultive e di supervisione. Se poi si considera che la maggioranza della popolazione turca è di confessione mussulmana, anche se l'islamismo non è religione di stato, ci si rende conto in che delirio anacronistico si ritrova la popolazione turca.Basta sapere questo,non serve entrare nel merito dei diritti che ancora fanno fatica ad essere riconosciuti (condizioni della donna, diritto alla salute, all'istruzione etc) ,per farsi un'idea.

Poi un bel giorno Erdogan - che pare un misto fra un nome de Il Signore degli Anelli e Sandokan- e la cricca si sveglia e decide di costruire nel sito di Gezi Park una replica di una caserma ottomana e un centro commerciale, distruggendo oltre 600 alberi.

La gente manifesta, si indigna, si lega agli alberi, protesta, viene annegata con gli idranti e arrestata.

Il primo ministro è sempre più infastidito, annuncia che la repressione sarà sempre più dura, e per concludere, sbarella completamente e si rivolge alle "masse silenziose" che lo appoggiano, mentre in Turchia è in corso un "complotto" contro il governo: "Sapete il complotto che è stato ordito, la trappola che è stata costruita. Voi siete qui, voi state rovinando questo pericoloso attacco". Insomma, un pazzo scriteriato

Sembra d'essere dentro alla fortezza Bastiani, de "il deserto dei Tartari",in versione distopica, dove Erdogan aspetta l'occasione della sua vita: quella di vincere un torneo di Risiko. .

Il primo ministro parla di complotto, forse ha anche ragione. I media internazionali forse non comprendono la gravità e il movente emozionale di ogni singolo attivista turco: la libertà. Non è il centro commerciale, non è la caserma: è l'asfissia, l'oppressione di un intero popolo che non ne può più di essere sottomesso alle mire dispotiche di una repubblica di caporali.


Arnaut, he arnaut, në vend të bukës po blen barut?Albanese, o albanese, al posto del pane compri polvere da sparo?