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sabato 12 ottobre 2013

Lobotomia, avrei preferito non saperlo




Quest' uomo che vedete in foto era Antonio Egas Moniz e vinse il Premio Nobel per la medicina nel 1949. Lo vinse per aver sperimentato una nuova tecnica di lobotomizzazione dei pazienti psichiatrici. La lobotomia consiste nella trapanazione di parti del cranio al fine di rimuovere parti del tessuto osseo per guarire malattie psichiche di vario genere, dalla nevrosi alla schizofrenia. L'inventore di questa tecnica fu un medico Svizzero, ma Moniz ebbe la geniale idea di iniettare l'alcol etilico. Questi interventi divennero sempre più frequenti nei manicomi di tutto il mondo, "perfezionandosi" di volta in volta. L'americano W. Freeman, addirittura, sviluppò una versione che prevedeva di raggiungere il tessuto del lobo frontale attraverso i dotti lacrimali. In questa forma di lobotomia, detta transorbitale, veniva usato un maglio per permettere al punteruolo chirurgico (ovvero una sorta di rompighiaccio lungo 20 cm e spesso 5 mm), detto orbitoclasto, di trapassare lo strato osseo appena al di sopra della palpebra. Il punteruolo veniva quindi mosso energicamente al fine di danneggiare il lobo frontale. Questa tecnica poteva essere eseguita ambulatorialmente, invece che in sala operatoria, e richiedeva soltanto pochi minuti.