domenica 18 maggio 2014

Giuliano bandito? Chiedete agli americani e a mio nonno

Il nonno di mia madre, ovvero il mio bisnonno, 
durante la seconda Guerra Mondiale sfollò con tutta la famiglia in un paesino della provincia di Palermo, Ventimiglia di Sicilia.

Mia madre sostiene che suo nonno  raccontasse sempre esterrefatto un episodio che riguardava direttamente lui e il temutissimo Bandito Giuliano.

Nonostante Wikipedia lo definisca un "criminale italiano", la  vox populi coeva era piuttosto contraria alla definizione di "mafioso criminale". (Sarà stato Napolitano a contribuire a questa voce?)

Se ancor oggi  a qualche anziano della zona, nella quale a quel tempo latitava, provate a chiedere di Turiddu Giuliano, sentirete:
"Era come Robin Hood, rubava a quelli che erano ricchi , gli aristocratici che avevano le riserve di grano, farina, latte e le trafugava per darle ai poveri"

" Noi eravamo sfollati, aveva un occhio di riguardo per noi sfollati, ci mandava pane e farina".

"Quanto era bello, alto, noi donne tremavamo per la bellezza e al galanteria quando ci capitava di intravederlo"

Insomma, al di là della giustificazione e le modalità contrabbandiere, questo il leit motiv di ogni racconto. Ma veniamo al mio bisnonno Antonino.
Un bel giorno di sole, quando Palermo si svegliava a suon di sirene, mentre Nino andava per i campi a recuperare qualcosa da mangiare, tra verdure selvatiche e frutti marci dimenticati, durante la misera ricerca sotto un sole accecante,  con la coda dell'occhio, vide passare dietro di sé un uomo a cavallo completamente avvolto da un pastrano, un mantello con cappuccio molto utilizzato all'epoca, che rendeva difficoltosissimo il riconoscimento di chicchessia. L'uomo quindi passò a cavallo, il mio bisnonno fece finta di niente, continuò chino a cercare tra le foglie.
Nulla di particolare se non per il fatto che il cavaliere era Salvatore Giuliano. La zona era piena di "wanted" , la sua faccia era nota quanto quella di Mussolini.
Naturalmente quando il mio bisnonno raccontava questo aneddoto, non nascondeva il ricordo di quella paura, di quel brivido dietro la schiena che lo percosse come un graffio, dal momento che che su Giuliano le leggende erano molte e diverse per morale.
Era passato niente di meno che il bandito  Giuliano e quando Nino aveva tirato un sospiro di sollievo, dopo una mezz'ora circa ecco di nuovo un uomo a cavallo, questa volta vestito di velluto, pettinato come Rodolfo Valentino, fucile in groppa e calzante preziosissimi stivali di cuoio.

L'uomo in velluto , scende dal cavallo, gli si avvicina e chiede:
-"Scusi, non è che ha visto passare un uomo a cavallo con un cappuccio e un mantello?"
-"No, mi dispiace, non ho visto nessuno"
-"Ne è sicuro?"
-"Sicurissimo"

L'uomo ben vestito annuisce gentilmente, saluta cordialmente, il mio bisnonno ritorna a raccogliere qualche finocchio selvatico.

Ovviamente, quell'uomo era di nuovo Salvatore Giuliano, che ripassando si volle assicurare che quel povero sfollato in cerca di cibo, non avrebbe mai riferito nulla sul suo passaggio. 
Da quel giorno, mia madre racconta che in casa  non mancarono mai  nè formaggio nè pane, che gli veniva recapitato nei modi più disparati: tramite bambini , dinnanzi la porta di casa, con conti già pagati.
Quando Giuliano fu accusato della strage di Portella della Ginestra, mio nonno scosse la testa dicendo che non c'avrebbe creduto nemmeno se l'avesse visto sparare.


Salvatore Giuliano fu poi assassinato nel 1950, in circostanze ancora non del tutto chiare. Furono i carabinieri? Fu il cugino Pisciotta? Chiaro fu che nel 1954 proprio Gaspare Pisciotta viene ucciso in carcere con un caffè alla stricnina, caso vuole che lo stesso Pisciotta proprio il giorno successivo avrebbe deposto in procura con la volontà di dire tutta la verità sui mandanti della strage di Portella della Ginestra.

A onor di memoria vi ricordo che la leggenda Giuliano ha inizio con la sparatoria che aveva avuto coi carabinieri che gli volevano sequestrare il grano preso al mercato nero e che lui implorò inutilmente con un "vi prego stiamo morendo di fame, lasciatemi passare controllate pure c'è solo grano nei sacchi".

Per cui, a meno che le testimonianze civili e quelle di Stern il giornalista inglese che lo intervistò qualche giorno prima del suo assassinio siano tutte fasulle,  perchè avrebbe dovuto accanirsi contro lavoratori della terra disarmati che facevano in sostanza un pic-nic sul pianoro?

Perchè i bossoli non furono ritrovati, furono raccolti uno per uno, e dall'esame autoptico risultò che erano proiettili utilizzati da mitragliatori aerei dell'esercito americano?



...E poi, è una coincidenza che il giorno prima della strage, il PCI vinse le elezioni amministrative?


Oggi Renzi chiede la verità. Quale verità però non si è capito.




Fu il 20 settembre 1947, che lo stesso Giuliano decise di rompere il silenzio con una lettera al direttore del quotidiano La Voce della Sicilia, il comunista Girolamo Li Causi, al quale scriveva: ?Signor Direttore, seguendo le ulteriori vicendi delle ultime notizie dei giornali un socche di delirio mi sorprende come il mio nome è cascato nelle spuderate bocche di tutti questi signori e signoroni. Se la mia domanda incontri un sentimento ragionevoli, voglio chiedere, come mai un Giuliano amatore dei poveri, e nemico dei ricchi, può andare contro la massa operaia'?


(Tratto da un reportage di "La storia siamo noi")