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sabato 21 febbraio 2015

Ode al lecchino

"Ogni mattina in Italia un lecchino si sveglia e sa che dovrà leccare più di un altro lecchino.
Ogni mattina l'altro lecchino si sveglia e sa che dovrà leccare più di prima.
Non importa tu chi sei: tu continua a leccare!" (Motto Africano)

Il lecchino è una specie del genere umano, involuzione del sapiens, che si è diffusa fin dagli albori della società italica. Il lecchino- che non a caso fa rima con becchino- altresì conosciuto come lustrascarpe o leccaculo, vive omogeneamente in tutto il territorio nazionale, da Portopalo di Capopassero a Gorizia, e spesso in biosimbiosi col capoufficio. Diversamente dalle altre specie sopravviventi essa non è in via d'estinzione, bensì si moltiplica  con un certo vigore, come l'influenza a Dicembre.
Il suo areale preferito è vario: la Pubblica Amministrazione, la Scuola, l'Università, i posti di lavoro e talvolta anche le assemblee di condominio (ma questa è un altro link di Wikipedia).
Le sua statura può variare e le sue sembianze possono essere molteplici, anche se uno studio sui resti fossili di questa specie ha messo in evidenza una costante diminuzione della massa celebrale in concomitanza di una crescita sproporzionata della cavità orale- atta a contenere il muscolo linguale sviluppatosi nel tempo.
E' una specie dalle abitudini squisitamente diurne, ma anche mattutine, serali e notturne. Insomma, non si ferma mai.  Esso trae la sua linfa vitale dall'approvazione di un suo superiore gerarchico, di un personaggio pseudo famoso o di un politico, determinando stati psicofisici alterati alle persone che lo circondando, portandole alla follia omicida.
Si inchinano, fanno complimenti, portano la borsa altrui, lavorano gratis, applaudono concitati  a supercazzole con scappellamenti vari, tutto per ottenere in cambio qualsivoglia beneficio ad esempio una pacca sulla spalla. Oggi si avvalgono anche dei mezzi informatici più diretti, i social network, cliccando compulsivamente "mi piace" a frasi senza senso del potente di turno o pubblicando status degni dell'accademia del chupa chups.
Il loro sport preferito è il salto da palo in frasca, infatti librano soddisfatti da un partito politico ad un altro, volteggiano spensierati dal rosso al nero infischiandosene di ciò che il resto dell'umanità possa pensare di loro. La loro dignità è spesso equiparata a quella degli avvoltoi o degli sciacalli.
La prime tracce documentate della specie risalgono a Mario Rapisardi che alludendo al Carducci per la sua ode alla regina Margherita lo definisce "adulatore servile di gonne real umil lecchino" (l'ode era praticamente un salamelecco ben unto per la regina savoiarda; alcuni sostengono che ne fosse innamorato, altri sostengono che era un vero e proprio lacchè della Corona ). Altre tracce che evidenziano la storica diffusione dell'organismo le troviamo in Ennio Flaiano, che si esprime con un "a furia di leccare, qualcosa sulla lingua rimane sempre", che conferma ancora la tipica tradizione italica.
Lo stato endemico della problematica, quindi, affonda le radici in tempi assai remoti e tutt'oggi è palpabile, basta che usciate di casa Lunedì per gli incontri ravvicinati più soddisfacenti.
Il razzismo nei loro confronti rappresenta una piaga sociale largamente condivisa, da tutti coloro che urlano a denti stretti " ma come fa- il leccato- a non accorgersene?".
Già, come fa.
Forse perchè certe volte si desidera piacere a tutti.
Altre volte: vaffanculo.