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martedì 24 maggio 2016

Quando Falcone inviò l'avviso di garanzia a Franco Franchi

« Ero un eroe dei bambini, adesso sono un mostro da sbattere in prima pagina »
(Franco Franchi, 1989)


Nel 1989 su iniziativa del del pool antimafia di cui facevano parte i magistrati Sciacchitano, Di Pisa*, Morvillo e Ayala, l'allora pubblico ministero Giovanni Falcone firmava un avviso di garanzia per Franco Franchi. Il  reato contestatogli era quello di associazione mafiosa con la cosca di Santa Maria di Gesù di Palermo. Insieme a lui venne indagato e intercettato anche Mario Merola, per via di una dichiarazione del pentito catanese Antonio Calderone  che collaborò direttamente proprio con Giovanni Falcone. Calderone viveva sotto falsa identità in Francia e in quel periodo riceveva spesso le visite del giudice. Il collaboratore di giustizia confessò quindi di avere incontrato qualche volta Franco Franchi a Catania in occasioni di feste in cui partecipavano i boss.

Durante l'istruzione del processo, Franco Franchi, ammise di aver incontrato vari boss, ma solo in quanto invitato in alcune occasioni, giacché personaggio famoso. Per sua fortuna, l'aver conosciuto esponenti di famiglie rivali indicava una sua diretta estraneità, condizione che lo porterà al definitivo proscioglimento dalle accuse.

Palermo credette sempre all'innocenza dell'attore, in Sicilia era un'istituzione. L'opinione pubblica sul territorio si inferocì a tal punto da scagliarsi come un caterpillar contro la magistratura. "Quel pezzo di merda di Falcone ha infangato Franco Franchi", era il leit motiv. Il giudice invece stava compiendo "solo" il suo dovere, circostanza difficile da far comprendere alla massa, soprattutto in quel periodo.

Il risultato fu un guazzabuglio di notizie manipolate, diretto dalla stampa,  che espose Falcone alla pubblica ignoranza e rese il comico il mostro da sbattere in prima pagina.
Ayala solo dopo la morte di Franchi dichiarò che quest'ultimo fu indagato solo "per dovere".

Franchi, moriva di cirrosi epatica l'11 dicembre del 1992, praticamente lo stesso anno delle stragi in cui morirono Falcone e Borsellino.

Al suo funerale, tenutosi a Palermo alla Chiesa di Casa Professa, la figlia non mancò di sottolineare quanto quelle "calunnie" distrussero emotivamente, e non solo,  il comico palermitano che morì con un senso di dispiacere mai risolto.

*Di Pisa, nel 1989 venne accusato di aver inviato le lettere anonime, su carta intestata della Criminalpol,  contro Falcone. Poi fu assolto, ma non si capì mai chi fu "Il Corvo".


venerdì 20 maggio 2016

E' morto Marco Pannella

" Ma chistu ca fa' ogni minuto u' scioperu ra fami, un'avvissi a esseri siccu?" 
(trad. Ma se fa sempre lo sciopero della fame, non dovrebbe essere magrissimo? cit.)

E' morto Pannella, siete tutti molto carini a ricordarlo da morto.
Per me è sempre stata una figura un po' incomprensibile. No, non parlo delle gesta politiche o della trasparenza delle sue lotte. Per me era proprio incomprensibile, quando parlava non capivo un tubo.
Se chiudo gli occhi, e cerco di farmi un'opinione su Pannella, rimbalzano nella mia testa parole vaghe come "carcere", "sciopero della fame" e una vecchia alleanza con Forza Italia e Lega Nord (forse nel '94). Oppure mi torna in mente la lista  "Sgarbi-Pannella", seconda solo al Partito dell'amore di Cicciolina per qualità di intenti, che non riuscì nemmeno a vincere il tombolino. O quando recitò nel film la Storia Infinita nel ruolo di Enghivuc...
In effetti  però, sono troppo giovane e troppo distratta per informarmi, non mi applico. Perciò chiedo venia ai miei contatti social che si sono prodigati a commemorarlo, esprimo loro il mio cordoglio  per la grave perdita.
Ma è più forte di me. Quando penso a Pannella l'unica cosa che mi viene subito in mente è  che durante lo sciopero della fame beveva le sue urine. Mi chiedo se le versava prima in una bottiglietta o direttamente nel bicchiere tipo spillatrice di birra... Sì ok il divorzio, l'aborto se non ci fosse stato lui...ma poi...quelle dannate bottigliette le teneva in frigo?
Vabè, Ciao Marco, insegna agli angeli a scioperare. 

giovedì 5 maggio 2016

Il pene di Napoleone custodito da un collezionista

Oggi, 5 maggio, ricorre l'anniversario della morte dell' Ei Fu Napoleone Bonaparte.
I social ingrati dimenticano di omaggiare il grande imperatore francese e per questo motivo ho deciso di dedicargli questo post.

Tutto parte da una storia triste, quella di un giovine professore di 92 anni della Columbia University : John F. Lattimer.  L'uomo, morto all'ospizio, nel tempo libero tra una partita di bocce e  la passione per la balistica, si divertiva a collezionare reliquie militari e resti umani.
Quando i parenti hanno svuotato la casa,  o forse lo teneva con sè nella sua cameretta della casa di riposo accanto alla dentiera, tra le reliquie accumulate negli anni c'era nientepopodimeno che il pene di Napoleone Bonaparte. 
Secondo fonti varie ed eventuali, si narra che l'imperatore sia stato evirato post-mortem da uno dei suoi nemici, il clerico Vignali, che non aveva mai perdonato al generale alcuni riferimenti sulle sue presunte cilecche sessuali. Inoltre, "il membro napoleonico passò di mano in mano, restando però di proprietà della famiglia Vignali per molti anni". Venne poi battuto all'asta nel 1999, e acquistato dal professore Lattimer per 4 mila dollari.
Me lo figuro bene il battitore mentre indica la teca: "Pene di Napoleone Bonaparte, ottime condizioni,  solo offerte al rialzo, base d'asta un franco
Non so se tutto ciò sia vero, ma si sa, ambasciator non porta pene.
Queste informazioni vennero diffuse un anno fa da un blog sul sito del quotidiano spagnolo El Mundo, poco dopo la morte del professore.
Tuttavia Lattimer, non si limitò ad acquistare l'organo all'asta, infatti da alcuni appunti si apprende che:  "la misura del pene di Bonaparte era di quattro centimetri e mezzo in stato di riposo che diventavano 6,1 durante l'erezione" e come sia riuscito a verificarlo così nel dettaglio  rimane un mistero. 

Tanto vi dovevo. In loving memory.