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lunedì 18 dicembre 2017

Il razzismo non ha colore


Ho avuto modo di conoscere la storia di una famiglia di siriani rifugiata a Torino. Madre, padre, due figlie di cui una di 8 anni, l'altra di appena tre.
La bambina più grande, Rined, ha una cicatrice sulla mano, racconta come se l'è procurata, con l'aiuto di un interprete, senza una lacrima: "Siamo scappati in Africa, andavo a scuola lì, insieme ad altri bambini profughi come me. I maestri africani picchiano forte sulle mani, ma picchiavano di più noi siriani, perché eravamo siriani, ce lo dicevano. La sera tornavamo nel campo e una volta un mio amico è stato inseguito da un gruppo di compagni, si è nascosto dentro un bagno (latrina), correva per scappare, é caduto dentro un'enorme vasca, l'hanno trovato morto dopo due giorni, lì dentro nel buco".
Alla fine Rined ha tirato fuori dalla tasca un bigliettino di carta, scritto da lei stessa, lo ha letto ad alta voce e in italiano: "Io, sono scappata dalla guerra".
A quel punto mi sono sentita più piccola di Rined, un feto accartocciato, praticamente inesistente.

mercoledì 13 dicembre 2017

Santa Lucia, protettrice delle arancine

A Palermo comprare il pane nel giorno di Santa Lucia é reato.
Quando ero piccola ricordo che l'idea di non poter mangiare prodotti da forno e la pasta mi ossessionava a tal punto che una volta, dopo aver chiesto per la centesima volta a mia madre "perché perché, perché ma', non posso mangiare il pane e nemmeno il pancarrè e nemmeno la girella perché!!!?", mentre panava la 150esima palla di riso, senza neanche guardarmi, mi rispose: "Perché se non mangi le arancine, diventi cieca come Santa Lucia".
L'immagine dei miei occhi strappati e serviti su un piattino d'argento, turbò il mio sonno per molti anni. Ciò che ne dedussi fu che più mangiavo arancine meglio avrei visto. Divennero un sostituto delle carote. In effetti ci vedo benissimo.